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Turchia: cosa visitare in vacanza in Turchia

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Turchia: cosa visitare in vacanza in Turchia

Premessa: la Turchia è grande, veramente grande.

I quasi 70 milioni di persone che la popolano sono sparsi in ben due continenti divisi dal Bosforo.Istanbul è una delle città più abitate del mondo e fa da autentico spartiacque fra Europa e Asia.

Proprio per questo, il reportage sarà incentrato unicamente sul largo percorso ad anello di oltre 4.000 km lungo le strade che partendo da Istanbul, con l’attraversamento del ponte sospeso fra i quartieri di Ortakoy e Beylerbeyi, vi ritornano dopo il superamento dello Stretto dei Dardanelli.

Alla meravigliosa antica Costantinopoli, infatti, dedicheremo un altro servizio, consigliando quindi di dividere in almeno tre parti la scoperta della Turchia: Istanbul (e può bastare un weekend, anche se una settimana sarebbe meglio), il lontano oriente e il Mar Nero e, oggetto di questo viaggio, la Cappadocia, l’interno e la costa mediterranea.

Come abbiamo detto, gli spazi in Turchia sono enormi. La rete stradale è buona, anche se non di livello mittleuropeo, e, grazie alla modernizzazione portata negli anni venti del secolo scorso da Mustafa Kermal, noto come Ataturk (“Il padre dei Turchi”), il leader politico che guardando molto avanti aveva deciso di aprire il Paese all’occidente, le scritte sono in inglese e, pur essendo pregnante la religione musulmana, l’impostazione laica e liberale della società permette di potersi muovere in piena autonomia e sicurezza, seppur con le dovute cautele.

Anche perché se da una parte è vero che la storia ci ha consegnato oggi una nazione comunque proiettata al futuro, le tante vicissitudini e le sempre presenti tensioni con i vicini (Grecia ma non solo) rendono quella turca una realtà di difficile interpretazione.

Detto ciò, a meno che non si possa disporre di un periodo di vacanze davvero interminabile (o si preferisca sfruttare la buona rete di voli interni), bisogna fare delle scelte per mettersi nelle condizioni di visitare ciò che è imperdibile in un tour “autogestito” in Turchia. Come quelle, ad esempio e con un po’ di malincuore, di saltare completamente Bursa e la capitale Ankara (degna di menzione, dicono le guide, per il ricco Museo delle Civiltà Anatoliche) e sciropparsi subito una prima mega tappa da oltre 500 chilometri per raggiungere Bogazkale.

Nel cuore dell’Anatolia Bogazkale è il nome dell’antica capitale ittita Hattusas, costruita intorno al 1600 a.c. su un sito strategico occupato sin da tempi ben più antichi. Si tratta di uno dei siti archeologici più importanti della Turchia dato che le migliaia di tavolette di argilla e bronzo ritrovate qui hanno fornito agli studiosi moltissime informazioni sull’antica civiltà ittita. Le rovine si trovano su un’ampia area bordata da rocce molto ripide e alcune parti delle mura, tra cui le imponenti Porte del Leone e del Re, sono ancora in piedi.

Nel villaggio di Bogazkale ci sono degli alberghi dove poter dormire: noi suggeriamo di non improvvisare nulla e prenotare in anticipo tramite Internet (regola che vale per l’intero viaggio, soprattutto per quanto concerne le mete più amene o, al contrario, turistiche: si risparmiano soldi e tempo, sapendo subito dove andare una volta arrivati sul posto).

Lasciata Hat- 35 36 tusas, con una buona cartina alla mano, in poco più di tre ore di strada si giunge in Cappadocia, per la precisione a Goreme, la località Patrimonio Unesco famosissima in tutto il mondo per la presenza delle conformazioni rocciose chiamate “Camini delle Fate” e situata nel cuore dell’Anatolia. Dopo essersi sistemati in uno dei tanti stupendi “Cave Hotel” ricavati nelle grotte, non si può perdere nemmeno un minuto date le innumerevoli attrazioni che la zona propone.

A partire dal Museo all’aperto di Goreme (che ospita una straordinaria concentrazione di cappelle e monasteri bizantini, scavati e affrescati nel tufo), dalla lunare Valle di Zelve (dove arrampicarsi fino alle aguzze vette degli spunzoni calcarei), dalle incredibili città sotterranee di Derinkuyu e Kaymakh (sconsigliate a chi soffre di claustrofobia a causa degli spazi angusti che si inabissano fino a 8 livelli sotto il livello esterno) per arrivare ai caratteristici centri urbani di Urgup, Nevsehir, Mustafapasa e Kayesri, il capoluogo della regione in cui si trova una bella cittadella medioevale.

Il tutto sotto la severa sorveglianza del monte Erciyes, che con i suoi 4.000 metri di altezza domina la Cappadocia, e assaporando la sera il tipico kebab del luogo, cotto in piccole anfore che vengono aperte nel momento della degustazione.

Da Goreme alla costa mediterranea di Antalya ci sono circa 700 chilometri, ed è tramite questo trasferimento che si può toccare con mano (o, meglio, con gomma…) la variabilità del territorio, e del paesaggio, turco: deserto, con infiniti rettilinei che iniziano e finiscono nel nulla, montagne, 37 contrassegnate da tornanti, salite e discese più che mai ardite, autostrade trafficatissime una volta raggiunto il mare e tortuose strade costiere ricavate fra vette alte oltre 1.000 metri e spiagge da sogno. Due sono le soste da programmare.

La prima nei pressi di Aksaray, dove sorge il caravaneserraglio di Sultanhani: costruito fra il 1226 ed il 1229, è uno degli esempi meglio conservati di queste strutture sparse in tutta l’Anatolia, erette in epoca selgiuchide ed ottomana per proteggere e dare rifugio ai mercanti che percorrevano le vie di comunicazione romane-bizantine ai margini della Via della Seta.

La seconda è a Konya, la grande città situata su un brullo altopiano nel mezzo della steppa anatolica. Al di là della visita al Museo di Mevlana, casa di Celaleddin Rumi, uno dei più grandi mistici del mondo islamico, vale la pena informarsi a dovere e programmare la sosta in uno dei giorni in cui, proprio di fronte allo storico complesso di Mevlana, contraddistinto da una mirabolante cupola con piastrelle verdi, si svolge la danza dei Dervisci Rotanti, la setta fondata proprio da Rumi nel tredicesimo secolo. Se infatti è vero che è possibile assistere a rappresentazioni in tutta la Turchia, solo a Istanbul (alla stazione dei treni) e, soprattutto, a Konya, la danza è assolutamente “reale”, coinvolgendo il pubblico in una trascinante e misteriosa atmosfera.

La costa Mediterranea: fra mare e templi Sin dal primo momento in cui ci si affaccia sul Mar Mediterraneo, si capisce che non a caso questa costa è stata nel corso del tempo da sempre battuta da tutte le civiltà.

Le testimonianze sono infinite. Procederemo ad una mera elencazione, tenendo conto del fatto che per quanto il raggio sia abbastanza ampio, forse oltre 300 km, le strade costiere sono accettabili e, programmando un buon itinerario, si possono così scoprire nell’ordine: le rovine di Side (incredibilmente fagocitate dalle case di nuova costruzione), con il Tempio di Apollo straordinario al tramonto; il “triplo” porto di Phaselis, con le antiche vestigia dei Lici, dei Greci e dei Romani; la necropoli di Olympos e i fuochi naturali della vicina Chimera, dove dalla roccia, a causa delle esalazioni di gas naturale, emergono dal nulla delle piccole fiammelle visibili di notte dal mare; Myra, distinta da una altissima parete di tombe rupestri e dal ben conservato teatro greco.

Il bello poi è che tutti questi siti sono a ridosso del mare, dove tuffarsi senza remore, sia che si tratti di Cirali, di Demre e dell’isola di Kekova, località nelle quali l’acqua, calda e trasparente, invita a fare bagni indimenticabili. Spingendosi più a nord, si può arrivare anche a Xanthos, in cui si trova una delle prime steli hittite parzialmente decifrate, e prevedere di pernottare a Fethiye, piccola 38 39 cittadina perfetta per esplorare il magnifico mare circostante e andare in escursione alla celebre spiaggia di Olu Deniz, forse la più famosa dell’intera Turchia.

Nella stessa regione, ove le alte montagne del grande massiccio dei Tauri si tuffano a picco nel Mediterraneo, all’interno si trovano i tre siti archeologici probabilmente più affascinanti del Paese. Il primo risponde al nome di Termessos, ed è una città fondata dal popolo dei Solymi in posizione strategica sulla via mercantile per l’Egeo. Due rupi formano una sorta di porta naturale che ha permesso ai locali di difendersi addirittura da Alessandro Magno e, dal punto più alto del teatro, si gode un panorama che porta lo sguardo fino al lontano blu del mare, fra vette e strapiombi. Termessos, oggi un po’ in ambasce, è davvero difficile da raggiungere e la lunga passeggiata fra l’ampia necropoli può scoraggiare i meno allenati…

La seconda area da non perdere è quella di Afrodisia, posta più a nord lungo la strada per Hierapolis. Oltre ai templi, ottimamente conservati, Afrodisia possiede uno stadio che, a ragione, è considerato una delle strutture del suo genere meglio preservate in assoluto e fare l’ingresso in pista uscendo dagli “spogliatoi” è veramente emozionante. Siamo ora a Hierapolis, con la sua piscina termale costruita all’interno delle rovine dell’antico insediamento, facendo così diventare unica l’esperienza di nuotare fra le colonne sommerse.

Ma Hierapolis altro non è che la città costruita appena al di sopra alle spettacolari terrazze di travertino bianco di Pamukkale (“Castello di cotone”), uno dei luoghi più noti della Turchia.

Queste formazioni, createsi in conseguenza dello scorrimento dell’acqua calda ricca di anidride carbonica lungo i pendii, altro non sono che dei vasti gradini di calcio ove è possibile, lungo un percorso predeterminato, camminare e bagnarsi i piedi con l’impressione di trovarsi sul Monte Bianco.

La “chiusura del cerchio”, fra Efeso, Pergamo e Troia Dopo una simile full immersion storica, sembrerebbe impossibile aspirare a trovare di meglio dal punto di vista culturale. Invece, lungo la via che ci porterà a “chiudere il cerchio” con la strada in fronte al Mar Egeo verso lo stretto dei Dardanelli, e quindi in Europa, si incontrano i tre siti più conosciuti della Turchia, rispettivamente Efeso, Pergamo e Troia. Efeso è il primo e, potendo, è consi40 gliabile mettere in agenda la visita nella seconda metà del pomeriggio, magari “correndo” un po’, per evitare le migliaia di turisti che, scesi dalle navi da crociera, l’invadono ogni giorno.

Aspettare il tramonto seduti nei posti più alti del vastissimo teatro ellenico (ristrutturato dai romani), guardando la via dell’antico porto e immaginandosi i fasti del passato, viene quasi naturale, e la Biblioteca di Celso, ricostruita come in originale, rende perfettamente l’idea della grandezza di questa città un tempo il più importante approdo dell’Egeo.

Appollaiata su una collina sopra la moderna città di Bergama, più a nord sorge Pergamo, fondata dai greci otto secoli prima di Cristo e poi passata di mano in mano da Alessandro Magno fino ai romani che ne fecero la capitale della provincia asiatica dell’Impero.

Anche qui i grandi templi testimoniano la grandezza della città ma, ancora una volta, la cosa più impressionante da vedere è l’antico teatro greco scavato nel costone della roccia, dal quale si apre la vista verso il sottostante Asklepieion, l’insediamento dove in pratica nacque la medicina. Infine ecco Troia, a ridosso dei Dardanelli, uno dei posti più “scavati” della Turchia dove il tedesco Heinrich Schliemann nel 1873 ha individuato i resti della mitica sede della guerra cantata da Omero. Troia in sé per sé non offre tanto, a parte le enormi mura, se non la consapevolezza di muoversi sopra diversi strati di rovine, nove per la precisione, tanto che, per capirci un po’ di più, i punti di informazione sono i meglio approfonditi e esaurienti fra tutti quelli visionati.

Luoghi comuni? No, grazie… E, al termine di una simile indigestione di sole, mare, storia e civiltà, ci piace concludere con la smentita di almeno due luoghi comuni riguardanti e turchi: 1) non è vero che fumano tanto, anzi, c’è molto rispetto nei locali chiusi e, addirittura, se si capita in periodo di Ramadan, sarò molto arduo vedere sigarette accese; 2) non è vero che le condizioni igieniche sono deficitarie: non ci è mai capitato di uscire dai servizi con un po’ di voltastomaco, cosa che, purtroppo, al contrario succede, troppo spesso, in Italia.

 

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