Home / Offerte vacanze voli e hotel / Rajasthan: vacanza in India

Rajasthan: vacanza in India

Il nostro Voto
Vota articolo
[Media: 0]

Rajasthan: vacanza in India

Se fino al 600 d.C. la storia dell’India è imperniata sulle regioni settentrionali, nel Medioevo anche i territori centrali e meridionali assunsero un ruolo di pari importanza, contribuendo allo sviluppo di specifiche culture regionali.

Al Nord, l’impero Gupta era stato definitivamente distrutto dalle ondate migratorie degli Unni, ai quali si erano unite altre tribù dell’Asia centrale.

Gli Unni, a partire dal IV secolo d.C., avevano invaso i territori nord occidentali e avevano arrecato alla cultura locale e universale danni irreparabili: distrutti centri buddhisti, bruciate università secolari, interrotti i commerci e devastate le carovaniere. Furono sconfitti da una coalizione nel 528 d.C. e si ritirarono in Afghanistan, dove poi furono annientati da tribù turche.

Le regioni settentrionali trovarono, nel primo Medioevo, un nuovo splendore durante il regno del re Harsha, che spostò la capitale, tradizionalmente Patna, nell’odierno Bihar, a Kanauj, oggi piccolo centro nell’Uttar Pradesh.

Questi riuscì ad assoggettare buona parte del Settentrione in un unico impero, cir- Testo e foto di Bruno Bottaro 67 condato da regni vassalli. Alla sua morte il regno si sgretolò e nell’ VIII secolo un altro sovrano tentò di far rivivere l’impero, finché i suoi territori non vennero conquistati dal re del Kashmir Lalitaditya.

Fu alla morte di questi che si impose nel Settentrione la dinastia dei Gurjara-Pratihara, un clan Rajput che vide nel re Mihirabhoja il suo più alto rappresentante.

Lo spostamento della capitale verso Occidente aveva conferito alle tribù confinanti a Ovest nuova e grande importanza. Queste erano, probabilmente, il risultato della fusione di quelle genti di origine asiatica, migrate al seguito degli Unni, con le tribù indigene: i Rajput, figli di re.

La divisione dei Rajput in piccoli clan determinò una complessa e variabile rete di alleanze matrimoniali, dando origine ad una comune cultura militare ed a una precisa nobile identità, ancora oggi evidente in Rajasthan.

Il potente clan dei Gurjara Prathiara stabilì nell’Ottocento da Kanauj il suo dominio su quasi tutta l’India nord-occidentale, pur delegando l’amministrazione locale ai clan Rajput minori, mentre l’India orientale veniva governata dalla dinastia Pala. La regione indiana del Rajasthan racchiude molti degli elementi che, in letteratura e nell’immaginario comune, hanno creato l’idea della terra da favola esotica. La suddivisione in piccoli clan dei Rajput ha fatto in modo che ogni città divenisse un piccolo regno a sé, con le sue fortezze e palazzi cesellati, costruiti con la raffinatezza unica dello stile Rajput o indo-islamico, genere architettonico prodotto dalla fusione tra la cultura indù e quelle che si susseguirono nel Medioevo.

Le tradizioni decorative, architettoniche e pittoriche si incontrano, dunque, grazie all’influenza comune e pre-islamica subita dalla confinante Persia: lo stato del Pakistan, frutto di una partizione politica avvenuta nel 1947, vide, durante millenni, il passaggio di popolazioni e carovane che fluivano da un lato all’altro del fiume Indo.

La popolazione, tra le più povere dell’India, mantiene inalterati abbigliamento e tradizioni antiche, come i caratteristici turbanti. A memoria dei fiorentissimi commerci, si possono visitare le meravigliose Havelis, le magioni affrescate dei commercianti Marwari, nella regione dello Shekhawati.

Qui restano ancora intatti e perfettamente amalgamati gli usi e i costumi di popolazioni che lasciarono la zona circa un millennio 68 69 70 fa per giungere, dopo secoli di peregrinazioni, in Europa. Per esempio, la popolazione di Samode, cittadina alle porte dello Shekhawati, è composta in buona parte dai Kalbeliyas, una casta da sempre dedita all’intrattenimento di strada e nella cui musica, danza e costumi si possono ritrovare tracce dei gitani di Spagna.

I discendenti delle tribù che lasciarono le sponde del fiume Indo, presumibilmente nel X secolo d.C. attraversarono durante i secoli le terre che li separavano dall’Europa occidentale, nella quale giunsero, secondo i documenti pervenutici, nei primi anni del 1400 dopo una lunga e prospera permanenza nei territori bizantini.

Il perché di questa migrazione, che si compose presumibilmente di varie ondate successive, resta incerto.

L’indagine filologica, che include le lingue romanì nella famiglia delle lingue indo-europee, rivela più di ogni altro indizio il tragitto percorso da queste genti, altrimenti prive di tradizione storica e di scrittura propria.

L’analisi della lingua indica infatti che la separazione dalle terre indiane dovette verificarsi intorno al X secolo d.C., prima che si affermassero e distinguessero i vari idiomi regionali dell’India nord-occidentale.

Nella letteratura persiana, principalmente nello Shah namah del poeta Firdusi, si fa già menzione di gruppi di persone dedite alla musica, alla danza e all’intrattenimento, che dalle terre indù vennero inviate a un sovrano sassanide, in territorio persiano; ma le circostanze e l’epoca (420 d.C.) a cui Firdusi fa riferimento, affondano nel mito.

Le popolazioni nomadi e seminomadi della zona del Sind e del deserto del Thar avevano da sempre spaziato nel territorio, noncuranti di confini, sovrani o aree di influenza, e dunque è facile che interi gruppi si siano spostati di regione in regione, in cerca di pascoli o di mercati, lasciando traccia del loro passaggio.

L’epoca di cristallizzazione sanscrita della lingua segnalata dagli studiosi corrisponderebbe, però, ad eventi ben più significativi nella storia dell’India: la conquista islamica delle zone nord-occidentali del subcontinente indiano, con le ripetute incursioni e razzie operate dai condottieri Ghaznavidi, che apriranno le porte alla posteriore dominazione dell’India settentrionale, coincisero con deportazioni di massa a più riprese e da zone diverse del Paese.

L’attuale confine col Pakistan si snoda attraverso il deserto del Thar, ed è in parte minato.

Ma un buon assaggio del Grande deserto indiano si può avere comunque in totale sicurezza, approfittando delle numerose escursioni a dorso di dromedario che partono da Jaisalmer, straordinaria città-fortezza, oppure visitando Bikaner e Deshnoke, col celeberrimo tempio dei topi, tra gli ultimi avamposti prima 71 72 73 del deserto vero e proprio.

La catena montuosa degli Aravalli separa longitudinalmente le terre aride da quelle che, un tempo, furono giungla e che oggi presentano piccoli laghi, giardini magnifici e terreni coltivati. Sulle pendici di questa catena montuosa si trovano alcune delle città gioiello del Rajasthan, come Udaipur, Jhodpur, Bundi, ma anche parchi naturali ove è possibile scorgere animali quali tigri e leopardi. La città di Udaipur è famosa per il suo City Palace, il più grande palazzo di tutto il Rajastan, oggi trasformato in museo, dalle cui terrazze si gode un vasto panorama sul lago Pichola. Il palazzo possiede venti stalle per gli elefanti ed un cortile dei Pavoni, disegnati con migliaia di pezzi di vetro colorato.

La sponda orientale del lago è occupata dal palazzo, quella meridionale ospita un lussureggiante giardino, mentre ampie gradinate che portano alla riva sorgono su quella settentrionale. Al centro del lago sorgono due isolette, raggiungibili in barca, con le ex residenze estive dei principi, in granito e marmo bianco. Una di queste è il Lake Palace, oggi trasformato in albergo principesco, che conserva un’atmosfera da “Mille e una notte.

Ad Udaipur sorge anche il tempio Jagdish dedicato a Visnu, che rappresenta uno dei migliori esempi di architettura indo-ariana. Un buon posto per unire il safari fotografico alla meraviglie architettoniche è la poco frequentata Kumbhalgarh, a Nord di Udaipur, dove si trova uno dei migliori esempi di architettura difensiva Rajput: 36 Km di bastioni e sette porte protessero questa 74 75 76 meravigliosa fortezza, che racchiude templi e palazzi e che cadde solo sotto l’attacco Moghul.

Questa fortezza fu seconda per importanza solo al monumentale forte di Chittaurgarh (Chittor), una delle più antiche città dello Stato, teatro di celebri leggende legate all’eroe rajput Bappa Rawal, alcune delle quali lo vogliono addirittura fondatore del luogo, sebbene Chittor risalga certamente a un’epoca precedente.

A Ovest del forte di Kumbhalgarh si estende l’omonima riserva naturale, abitata anche da adivasi delle tribù Bhils e Garasias. La capitale dello stato è Jaipur, città fondata nel 1727 in un contesto collinoso piuttosto arido, voluta da Akbar come nuovo centro dell’impero moghul tra il 1570 e il 1586. Sono molti i palazzi celebri: uno fra tutti lo Hawa Mahal (il palazzo dei venti), un edificio rosa alto cinque piani con una infinita serie di finestre e balconcini traforati, pensato per permettere alle signore della casa di osservare, non viste, le parate stando al fresco. In realtà si tratta poco più di una facciata, il tutto ha lo spessore di pochi metri.

A 7 miglia da Jaipur sorge il Forte Amber, costruito nel XVII secolo, al quale si accede seduti sul dorso di elefanti bardati a festa. È impossibile parlare del Rajasthan senza menzionare l’artigianato: nei mercati di ogni villaggio e città si possono acquistare stoffe ricamate o stampate a mano, oggettistica in legno, babbucce, gioielli in argento e miniature.

Particolarmente interessante è inoltre l’espressione musicale: gli appartenenti alla casta dei menestrelli (i Langas o i Manganyars) sono soliti cantare le loro ballate epiche e romantiche tra i fuochi al tramonto e le tribù di allevatori giunte per uno dei numerosi mercati del bestiame da tutta la regione.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.