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Panama: una vacanza in Centro America

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Panama: una vacanza in Centro America

Panama, ma … perché Panama? Al di là della notorietà del piccolo Paese del Centro America, legata ovviamente alla presenza del Canale che permette di passare dall’Oceano Pacifico all’Atlantico, e viceversa, senza circumnavigare l’intero continente, con tutte le sue conseguenti connotazioni politiche e sempre attuali (come dimostra ad esempio anche il recente impegno italiano nella modernizzazione del Canale), visitare Panama significa scegliere una meta ancora abbastanza libera dal turismo di massa e capace di offrire infinite opportunità, come vedremo. Una delle quali, addirittura, unica al mondo!

Il viaggio a Panama

Alla pari di molte destinazioni caraibiche e sud americane, la compagnia aerea che meglio serve Panama è la spagnola Iberia, per cui conviene per prima cosa farvi riferimento al momento della prenotazione del volo che, il più delle volte, prevede un cambio in un’altra città della limitrofa area geografica.

Per andare sul sicuro, è logicamente consigliabile sapere dove alloggiare una volta giunti a Panama City e il problema non si pone dato che nella capitale sono presenti praticamente tutte le principali catene alberghiere, facilmente contattabili tramite Internet.

Il costo dei taxi è davvero irrisorio e quindi, anche a causa dell’incredibile traffico che converge sul “Malecon”, il lungo mare chiamato Avenida Balboa dove sono situati gli hotel, non è il caso di prelevare la macchina all’aeroporto bensì di affittarla direttamente in una delle tante compagnie, molte delle quali prettamente locali, presenti in città. Poi, una volta cominciato il tour on the road, semplificato dalle brevi distanze, non è difficile trovare delle buone sistemazioni ove trascorrere la notte. Il clima è tipicamente tropicale e le stagioni sono invertite rispetto alle nostre (per cui il top è da gennaio a marzo), anche se in realtà è difficile scendere sotto i 20 gradi e salire sopra i 35, sia che si tratti di febbraio o agosto, mentre le piogge più forti sono concentrate fra settembre e novembre.

Un tuffo … negli Oceani di Panama

Ed ecco qual è il vero motivo che rende Panama una realtà irripetibile: la possibilità di fare il bagno la mattina nel Mar dei Caraibi e, nel pomeriggio, di immergersi nel tramonto sull’Oceano Pacifico.

Il tutto con un breve spostamento di poche decine di chilometri attuabile in un paio d’ore.

Nel punto più stretto del Continente Americano, infatti, da una parte c’è Panama City e dall’altra Colon (celebre in quanto porto franco) e i due agglomerati urbani sono collegati fra loro da una veloce autostrada che, andando in direzione Oceano Atlantico, ha la curiosa caratteristica di essere totalmente tapezzata da immensi e continui cartelloni pubblicitari che reclamizzano i centri commerciali di Colon, al punto di rendere pressoché invisibile il paesaggio circostante.

Per assaggiare davvero il Mar dei Caraibi bisogna poi deviare verso est a raggiungere la magnifica Playa Maria Chiquita, dove, con pochi centesimi, si può gustare pesce fresco, catturato e immediatamente cotto nei barbeque attrezzati che fungono da bar, con i piedi a bagno nella calda, placida e bassa acqua trasparente.

Invertendo la marcia (senza arrivare al pittoresco villaggio di Portobelo, che merita in ogni caso una toccata e fuga per la presenza del Castillo di San Lorenzo, con i suoi cannoni e bastioni che ne fanno Patrimonio Unesco dell’Umanità) e percorrendo l’autostrada a ritroso, superata Panama City si giunge negli agglomerati di Veracruz e Vacamonte, davanti all’isola di Taboga, dove ci sono le spiagge che si affacciano sul Golfo di Panama, primo avamposto dell’Oceano Pacifico. Gli amanti del mare, a dire il vero, non possono limitare la loro permanenza a Panama ad un doppio bagno che è, più che altro, un qualcosa che non si può non fare trovandosi lì.

Le opportunità per fare delle scoperte favolose sono tantissime, sia nel lato caraibico che in quello opposto.

Ad esempio, nell’Atlantico, ci sono i due arcipelaghi di Bocas del Toro, a ovest, con i suoi lussuosi resort e le tipiche palafitte direttamente sull’acqua e di San Blas, ad est, dove si arriva solo via mare o con arditi voli interni e si può fare la conoscenza con l’ospitale, e ancora quasi selvaggia, popolazione indigena “pigmea” dei Kuna.

Nell’Oceano Pacifico, invece, la località forse più nota è l’Isla del Rey, al largo di Panama City, ma la vera isola da Robinson Crusoe è quella intitolata agli Iguana, situata di fronte alla penisola di Los Santos e raggiungibile da Pedasi tramite un servizio di barchette guidate da pescatori. Lì c’è una bella barriera corallina e la particolarità del luogo è data dai rettili che lo abitano e sono ben felici di farsi fotografare, quasi consapevoli di rappresentare un’attrattiva irresistibile per i pochi turisti, accolti nell’isola da un solitario guardiano che, pur di poter scambiare due parole con qualcuno, vi racconterà la sua vita.

E, per chiudere con il mare, tutta la costa del Golfo di Chiriqui, con l’Isla de Coiba e la lunga spiaggia di Remedios (dove troverete un anziano che sostiene di essere stato lui ad aver ispirato Hemingway per il protagonista de “Il Vecchio ed il Mare”), merita di essere vista.

Panama: non solo mare

Se da una parte la presenza dei due Oceani è la principale caratteristica morfologica di Panama, il territorio è comunque ricco di mete alternative, con evidenti finalità naturaliste. A partire dalla “mitica” foresta del Darien, talmente inestricabile (oltre che pericolosamente popolata dai malviventi collegati ai narcotrafficanti della confinante Colombia) da essere l’unico punto, fra America del Nord e America del Sud, in cui si interrompe la Interamerican Highway che congiunge, in pratica, l’Alaska alla Patagonia.

Il solo modo per attraversare il Darien è costituito dai i fiumi, “controllati” a vista da temibili “pirati”. Inoltrarsi da soli nella giungla sarebbe decisamente un azzardo, per cui se, proprio si vuole assaporare il gusto dell’avventura estrema, è bene fare riferimento alle agenzie che vi organizzano escursioni in una certa sicurezza.

Dal lato opposto del Paese, invece, c’è quello che, recentemente, è stato definito uno dei “Paradisi Terrestri” del pianeta, il centro montano di Boquete, alle pendici del Vulcano Barù che, con i suoi quasi 3.500 metri, è una delle vette più alte del Centro America.

Circondata da piantagioni di caffè e da un ambiente incontaminato, Boquete è un delizioso borgo che sembra essere stato trasportato dalle Ande a Panama, visto che è “presidiato” da una radicata comunità peruviana.

Se il tempo è propizio si può provare ad effettuare da soli l’escursione sul vulcano ma, se così non dovesse essere, anche in questo caso è meglio lasciare perdere ed, eventualmente, fare ricorso alle guide autorizzate ad accompagnare gli stranieri nell’arrampicata. In questa zona può essere significativa una rapida sosta nella “città mercato” di David, un labirintico susseguirsi di strade a reticolo prese d’assalto da migliaia di macchine e pedoni alla ricerca di “affari”.

Un altro posto dove soffermarsi per una sosta è il paesino di Chitrè, porta di accesso alla penisola di Los Santos.

Qui c’è un solo albergo degno di tale nome, nel retro della piazza, e lungo la strada verso il sud si trova una taverna dove, non appena si sono accorti che erano entrati degli italiani, forse i primi da quando era stata aperta, hanno sfoderato decine di cd di Mina, Celentano ed Antonello Venditti, offrendo da bere agli increduli ospiti. Panama City e il Canale Con il suo skyline simile a quello di Hong Kong, Panama City è una metropoli piena di vita e colori, arricchita da un centro antico coloniale (il “Casco Vejo”) tipico delle capitali di queste parti. Così è possibile avere l’impressione di essere nel cuore della vecchia Avana e, contemporaneamente, alzando lo sguardo, immaginare i grattacieli di Miami.

Panama City è davvero una sorta di “ombelico del mondo”, uno di quei luoghi chiave dove tutti, prima o poi, sembra che debbano per forza passare. Banche, uffici, immensi centri commerciali, locali notturni, casinò, ristoranti (da non perdere il pesce e le banane fritte), negozi e negozietti, ove acquistare per ricordo il cappello “Panama” o un manufatto Kuna: un autentico crocevia di generi e di variegata umanità che si può comprendere solo trascorrendovi qualche giorno.

C’è tutto, a Panama City, addirittura una foresta pluviale in pieno centro dove però, nonostante le attese e le promesse, gli unici animali che, talvolta, si rischiano di incontrare, sono le formiche rosse: un po’ pochino per chi si aspettava, come minimo, scimmie e rarissime specie ornitologiche.

Lo abbiamo già detto, ma lo ripetiamo: pur avendo avuto la “sfortuna” di imbatterci nel traffico di diverse grandi città del mondo, raramente ci siamo confrontati con una confusione come quella di Panama City, forse dovuta anche alle centinaia (migliaia?) di “Diablos Rojos”, i caratteristici bus che, incuranti da ogni regola di circolazione, da oltre 50 anni imperversano nelle strade della capitale.

Il modo più “furbo” per girare è quindi quello di affidarsi al taxi, magari facendosi amico il conducente (basta poco … un po’ di gentilezza e, soprattutto, qualche dollaro, o Balboa, la moneta corrente, in più …) per farsi inoltre consigliare i posti da vedere e frequentare. La vivacità della città è atavicamente connessa con l’importanza che il vicino Canale ha sull’intera economia mondiale. Se a Panama quasi tutti stanno bene, e la povertà non riguarda la più larga fetta della popolazione, lo si deve all’esistenza di questo passaggio inaugurato quasi un secolo fa (nel 1914) con il primo transito della nave statunitense “USS ANCON”. Oggi esistono due sistemi di chiuse, uno sul versante dell’Atlantico (Gatun) e uno su quello del Pacifico (Miraflores e Pedro Miguel), che permettono alle navi (circa 14.000 all’anno) di raggiungere i circa 25 metri di altezza del lago Gatun, di fatto la parte più estesa del Canale. Ci sono diversi punti di osservazione per ammirare le enormi navi che si infilano nelle strettoie delle chiuse, quello sicuramente più spettacolare è vicino a Miraflores, dove i panamensi si recano a gruppi per gustare appetitosi pic-nic all’ombra delle petroliere. Ci sarebbe poi un altro modo per vedere il Canale da un’insolita angolazione: dalle vecchie carrozze della storica ferrovia Panama City – Colon che, a tratti, costeggia la il lago.

Non ci soffermeremo né sulla storia del Canale di Panama né sul progetto che ne prevede l’ampliamento in tempi abbastanza brevi, lasciando a voi il piacere di approfondire quando sarete sul luogo.

Sicuramente, però, l’emozione che si prova nel trovarsi al cospetto di un’opera dell’ingegno umano così straordinaria è grande e ciò che, lì per lì, appare quasi “scontato” o, peggio, banale, riflettendoci con attenzione diventa davvero indimenticabile, immaginandosi per di più i caimani che sguazzano nel lago Gatun.

Ecco, perché Panama … Insomma, l’avete capito, i motivi per visitare Panama sono tanti e la domanda iniziale, “Perché Panama?”, ha, appunto, molteplici risposte. Noi, felici per averne avute alcune in prima persona, lo consigliamo a chiunque decida di fare un’esperienza diversa da quelle reclamizzate dai grandi tour Operator. D’altronde, a Panama … tutto è possibile!

 

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