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Offerte ingannevoli e pressanti: registro delle opposizioni

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Offerte ingannevoli e pressanti: registro delle opposizioni

Ore 20. Famiglia riunita per la cena. Suona il telefono e ti chiedono di esprimere il gradimento per la tua compagnia telefonica o quanto paghi per l’assicurazione auto. È il telemarketing, spesso fastidioso. Invadente.

A volte utile però, per esempio quando ti consente di prendere visione di nuove offerte e di risparmiare sulle spese.

E soprattutto fonte di quasi 70 mila posti di lavoro fuori e dentro i contact center, di cui 45 mila a tempo indeterminato.

È in questo quadro di interessi contrastanti che si inserisce la normativa approvata a febbraio e che recepisce una direttiva europea: vuoi evitare fastidi telefonici? Allora sei obbligato a esprimere il tuo dissenso iscrivendoti al Registro delle Opposizioni. Diversamente il settore del telemarketing farà il suo lavoro, più che legittimo in un’economia di libero mercato.

Il sistema funziona così. E responsabilizza direttamente i cittadini. Il registro delle opposizioni è gestito dalla Fondazione Ugo Bordoni e iscriversi è molto facile: si può fare via fax, attraverso il numero verde (800265265), oppure online (vedi www.registrodelleopposizioni. it) o con lettera raccomandata inviata al Gestore del Registro Pubblico delle Opposizioni-Abbonati (Ufficio Roma Nomentano, Casella Postale 7211, 00162 Roma) specificando l’utenza telefonica da iscrivere, codice fiscale e fotocopia di un documento di identità. Basta questo per mettere al bando il telemarketing invadente. E quelle aziende che dovessero azzardarsi a non rispettare il Registro, incorreranno in sanzioni piuttosto salate.

Tutto a posto, dunque? Non proprio: la nuova normativa infatti, non ha mancato di suscitare polemiche.

Da un lato ci sono le associazioni dei consumatori, convinte che il sistema del «silenzio assenso » possa aprire la strada al direct marketing selvaggio.

Dall’altra l’industria del settore e il governo, che recependo la direttiva Ue hanno voluto tutelare migliaia di posti di lavoro. «Prima di febbraio, i call center potevano attingere agli elenchi telefonici pubblici, ma chiamando soltanto gli abbonati che avessero manifestato esplicitamente il proprio assenso: oggi però il meccanismo si è invertito, aprendo di fatto una voragine come già avviene per i fax o le email commerciali».

Utilità «Ad oggi già 560 mila persone si sono iscritte al Registro delle Opposizioni» sottolineano invece dalla Fondazione Bordoni, mentre Assocontact, l’associazione che riunisce call center e aziende del settore, già lavora a un codice di autoregolamentazione spingendo molto su una migliore distribuzione degli orari di chiamata, la preparazione degli operatori e i temi da proporre agli utenti.

Insomma, il settore vuole fare il salto di qualità e dimostrare la propria utilità, rispettando l’assenso di chi (magari in precedenza) ha accettato di ricevere informazioni su alcuni argomenti o settori specifici. «La nuova normativa impone ai contact center anche di rendere visibile il numero dal quale si chiama, di informare l’abbonato circa la sua presenza sull’elenco telefonico e della possibilità di iscriversi al Registro delle opposizioni.

E se si viene inutilmente importunati, trascorsi quindici giorni dall’iscrizione al Registro, si può presentare reclamo al garante della Privacy o all’autorità giudiziaria».

Vedi  Basta chiamate indesiderate: registro delle opposizioni

 

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