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Barbarian Rising su SKY History: i barbari su Sky

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Barbarian Rising su SKY History: i barbari su Sky

Otto puntate sul canale SKY History. Manfredi: «La sfida a Roma dal punto di vista dei vinti»

I barbari arrivano in tv. La presentazione londinese di gennaio si era svolta in grande stile, ma lasciava avvolti nel mistero i protagonisti di una delle serie più costose mai messe in campo da History (canale che fa capo a A&E Networks, joint venture tra Hearst e Disney). Finalmente si potrà capire la forza di questo kolossal.

Da stasera su SKY History (alle 21, canale 407 di Sky), infatti, scatta anche in Italia Barbarian Rising, saga in otto episodi che attraversa 700 anni di storia e ripercorre la lotta delle popolazioni barbare contro il dominio di Roma. Annunciata come un prodotto unico nel suo genere, in cui fiction e ricostruzione storica cercano di andare di pari passo, la serie pesca tra i protagonisti nei panni dei condottieri barbari volti già noti per aver partecipato a serie tv e film di successo.

Per fare qualche nome: Nicholas Pinnock, visto in Fortitude, Steven Waddington da The Imitation Game, Emil Hostina da Harry Potter e i doni della morte, Richard Brake da Il Trono di Spade. Poco importa che l’Annibale scelto (Pinnock) abbia pelle scura, perché l’elemento di fantasia non incide sul valore storico della serie, corredata da grafiche e contributi di esperti importanti, tra cui l’ex generale della Nato Wesley Clarke.

A giudicare dalle scene del primo episodio, il rischio di annoiarsi è escluso: «L’attraversata delle Alpi da parte dell’esercito di Annibale ha dei pregi indiscutibili: è spettacolare ed è girata molto bene », spiega lo storico e romanziere italiano Valerio Massimo Manfredi, anche lui nel team di esperti reclutati da History per questa mega produzione. «Certo, la scelta di un Annibale nero grida vendetta, dato che il condottiero era un semita, parente stretto di arabi e ebrei.
Ma ben venga, se lo scopo è nobile: in fondo non fa male a nessuno ».
D’altronde la storia deve a scendere a qualche compromesso con la fiction.

«Intitolare la serie The Challengers of Rome, cioè quelli che hanno sfidato Roma, sarebbe stato più corretto, ma avrebbe avuto meno appeal. Detto questo, l’idea è interessante: il racconto dal punto di vista dei vinti».

 

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