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Mal di terra: rimedi e consigli

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Mal di terra: rimedi e consigli

Nuotare, stare in barca, immergersi in apnea o con le “bombole” implicano sollecitazioni ed adeguamenti a leggi fisiche e chimiche che in mare funzionano in maniera diversa.

Due esempi: il “mal di terra” e la “sbronza del subacqueo”.

Il primo è il mal di mare all’incontrario: bastano tre giorni di navigazione e, tornati a terra, si può provare instabilità, stanchezza, vertigini, nausea e vomito, anche per giorni o settimane.

L’enorme quantità di stimoli, diversi e irregolari (rollio, beccheggio, cambi di velocità), possono “imbrogliare” il sistema nervoso che non riesce a gestire gli adeguamenti necessari; solo dopo tanto tempo lungo il cervello riesce ad adattarsi.

Il problema, poi, si può riproporre quando si scende sulla banchina.

Il rimedio più efficace, nelle lunghe crociere, è mettere i piedi a terra, anche per poche ore, ogni paio di giorni.

Utili esercizi di respirazione con una lenta e lunga fase espiratoria seguita da breve apnea e lunga inspirazione. Tra i farmaci antistaminici e benzodiazepine.

Diversa la cosiddetta “ebbrezza dei grandi fondali” o “effetto Martini” perché si dice che è come se un astemio bevesse a digiuno un cocktail alcolico ogni 10 metri di profondità.

Acqua molto fredda, poco allenamento, stanchezza, ansia, recente assunzione di alcol o droghe, sono fattori predisponenti nelle immersioni con bombole.

Colpa dell’azoto, gas inerte che sott’acqua può provocare reazioni che coinvolgono soprattutto le funzioni cerebrali superiori. Le “sbronze” sono quasi sempre “allegre” con euforia e perdita del rapporto con la realtà che porta ad eccesso di sicurezza, incapacità di giudizio e riduzione dei tempi di reazione con comportamenti anomali – non interrompendo la discesa – che vanno dal tentativo di togliersi l’erogatore e l’attrezzatura, alla prosecuzione dell’immersione in profondità.

Per smaltire la sbronza basta risalire di pochi metri. Fondamentale immergersi in fidata compagnia.

 

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