Home / Offerte risparmio casa / Showroomprive: offerte speciali su oggetti di marca

Showroomprive: offerte speciali su oggetti di marca

Showroomprive: offerte speciali su oggetti di marca
Il nostro Voto
Vota articolo
[Media: 0]

Showroomprive: offerte speciali su oggetti di marca

«Le fondeur», il fondatore, indossa un maglione blu alla Marchionne e dimostra molto meno dei suoi 38 anni.
Thierry Petit, questo il nome de «le fondeur» di Showroomprive, ha modi dimessi, ma è un manager che vale da solo 490 mila euro di fatturato al giorno.

Tanti quanti ne genera oggi la sua idea, nata nel 2006 col lancio in Francia del sito di vendite private ormai secondo in Europa. Philippe Limes, invece, è il direttore commerciale.

Venezuelano poliglotta, 26 anni, faccia da ragazzino ma piglio deciso, dice: «La nostra forza? Noi facciamo commercio, non e-commerce».

Piccola precisazione che nasconde una vistosa diversità di prospettiva: da un business tradizionale, si è sviluppato un «club» online che ormai conta su 5 milioni di membri e 1,5 milioni di clienti, 4,5 milioni di visitatori unici al mese e 2,5 di ordini evasi all’anno.

L’idea di Showroomprive è semplice: un sito a cui ci si iscrive per poter partecipare a vendite uniche per ogni prodotto (capi d’abbigliamento, in particolare) e per un tempo determinato.

Insomma, un susseguirsi continuo di offerte speciali su oggetti di marca, anche se quelli di Showroomprive amano chiamarli con enfasi «eventi». Qualcosa di simile a Groupon, Privalia o Vente-privee, l’acerrimo concorrente.

Qualcosa di simile, ma non troppo, tanto da aver spinto il fondo Accel Partners, già lungimirante finanziatore di Facebook, a entrare nel capitale. Soldi freschi per espandersi in Spagna e da pochi mesi anche in Italia.

Stefano Zanetti, 33 anni, veneziano, è il capo della struttura italiana: «Abbiamo 550 mila soci e 4 milioni di fatturato, siamo fiduciosi: in Italia l’e-commerce registra tassi di crescita del 20% all’anno».

Attorno a noi, decine di giovani e giovanissimi animano la sede nel quartiere parigino di St. Denis: sembrano convinti di far parte di una «rivoluzione».

La concorrenza non manca e anche il colosso Amazon studia l’ingresso nell’abbigliamento. «Sarà un rischio, ma anche un’opportunità », dice serafico Petit, e avverte: «A temere sono i distributori tradizionali.

I supermercati saranno degli showroom: andremo, passeremo uno scanner su una bottiglia di vino e ci arriverà a casa».

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.