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Netflix, TV connessa, interattiva e multietnica

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Netflix: le offerte in abbonamento mensileNetflix: TV connessa, interattiva e multietnica

Strategie Netflix: «Prodotti originali ovunque, così noi abbattiamo i muri»

Centonove milioni di iscritti sono tanti, abbastanza da rendere Netflix leader mondiale nell’entertainment online, ma non bastano. «Ne vogliamo altri centonove», dice Greg Peters, responsabile dei prodotti Netflix, a Berlino per tracciare le linee guida del futuro della piattaforma. Si parla di tecnologia, del potenziamento di suoni e immagini con Dolby Atmos e Dolby Video, di 4K e Hdr.
Si parla dell’importanza dei profili personalizzati, 250 milioni nel mondo, e delle nuove frontiere della narrazione, con tre storie interattive (a partire da Il Gatto con gli stivali), dove i bambini scelgono le mosse del protagonista.

Si parla anche di un accesso più semplice e veloce alla piattaforma dalle tv, perché è da qui che il 60% degli europei guarda Netflix.

Ma c’è molto di più. Con Peters viene facile discutere della filosofia di Netflix e del futuro della televisione.
Negli Anni 50 ci si riuniva nei locali guardando l’unica tv della zona, oggi è il singolo utente che sceglie dove, come e quando vedere qualcosa. Diventeremotutti ancora più individualisti? «Viviamo un grande cambiamento culturale e sociale. Certo, non vogliamo spingere i ragazzini a chiudersi in camera incollati a una serie tv, ma sappiamo che questo sistema è per la gente un’opportunità per vedere cose che altrimenti non vedrebbe. Quando abbiamo testato una connessione tra più utenti non ha funzionato, ognuno ha i suoi ritmi, non riescono a conciliarsi.

Noi non siamo sempre avvantaggiati rispetto alla televisione tradizionale, che non credo si estinguerà a breve: non abbiamo le dirette, quindi niente sport e niente news. Offriamo altro. La famiglia riunita davanti alla tv? Si può fare anche con noi, magari creando un profilo adatto a una visione collettiva ».

Peters fa una pausa, poi riprende: «E poi se è vero che puntiamo all’individuo, è vero pure che il nostro è intrattenimento globale. Siamo in 190 nazioni e diamo la possibilità a tante realtà di farsi conoscere ovunque. Stiamo lanciando prodotti originali di paesi che vanno dal Libano alla Corea del Sud, dall’Argentina alla Turchia, dall’Australia a Taiwan. Ed è solo l’inizio. In un momento come questo, dove si alzano muri e il diverso fa paura, noi connettiamo le persone, mostriamo come si vive dall’altra parte del mondo.
E spero che nel nostro piccolo potremo dare una mano a superare certe chiusure verso ciò che non ci è vicino». A proposito di prodotti locali, il ministro Franceschini ha detto che imporrà a Netflix quote di programmazione di serie e film italiani: «Mi pare che stiamo già dando parecchio spazio (nel 2018 arriverà anche Baby, sulle baby squillo dei Parioli, ndr).

Una homepage più italiana? Non la decidiamo mica noi, quella si forma in base ai gusti dell’utente… Noi vogliamo resti a lui la possibilità di scegliere, poi se la legge ce lo imporrà faremo in modo di adeguarci».

 

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