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Call of Duty World at War

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Call of Duty World at War

Con somma disperazione di chiunque abbia apprezzato l’operazione “svecchiamento” compiuta dal precedente Modern Warfare, quest’ultimo episodio della serie Call of Duty torna a essere dedicato al secondo conflitto bellico.

I teatri di guerra nei quali si affronteranno i soldati dell’Asse sono le isole del Pacifico controllate dall’Impero giapponese, e le città di Stalingrado e di Berlino nelle quali invece si combatterà contro le forze tedesche.

La parziale delusione per l’ambientazione viene però spazzata via subito dopo aver constatato che anche questo episodio offre meccaniche di gioco avvincenti e un motore grafico spettacolare.

World at War è strutturato in una serie di missioni nelle quali si impersona il soldato americano Miller (nella campagna asiatica) o il milite russo Petrenko (in quella europea). I entrambi i casi si viene letteralmente guidati nell’esplorazione degli scenari senza la benché minima libertà d’azione.

Nel completare questi livelli fortemente sceneggiati si assiste a incredibili esplosioni, attacchi a sorpresa, imboscate e colpi di scena sorprendenti che paiono frutto delle decisioni del giocatore, ma che in realtà sono stati “pianificate a tavolino” dagli abili programmatori. Punto di forza di World at War sono i combattimenti, per sopravvivere ai quali occorre utilizzare un’arma ricaricabile in tempi rapidi, mantenersi alla debita distanza dal nemico, tenere d’occhio l’indicatore che avverte delle presenza nelle vicinanze di una granata pronta a esplodere e saper capire quando ritirarsi, avanzare o aggirare gli avversari.

Rispetto ai capitoli precedenti gli scontri sono riprodotti in modo molto più cruento: nelle battaglie campali il sangue scorre a fiotti e gli arti dei soldati volano da ogni parte mentre durante i violentissimi attacchi corpo a corpo (soprattutto quelli tramite baionetta portati dai soldati giapponesi al grido di “Banzai!”) il salto sulla sedia è assicurato.

Le sessioni di combattimento sono poi rese ancora più avvincenti dall’accuratezza con la quale sono state riprodotte le divise e le movenze dei soldati, dal realismo delle esplosioni e dalla struggente bellezza degli scenari che fanno da contorno alle battaglie. La vegetazione, le trincee, le città e i palazzi diroccati di Berlino e Stalingrado sono realizzati in maniera fantastica tanto che spesso si rischia di rimanere imbambolati a guadare il paesaggio invece di stare all’erta in attesa del nemico.

La mancanza di una trama che faccia da trait d’union tra una missione e l’altra è sempre stato il limite della serie di Call of Duty ,e World at War non fa eccezione. Proprio per questo alcuni potrebbero trovare le gli scontri armati un po’ “freddi”, fini a sé stessi e troppo simili gli uni agli altri. Neppure il fatto che in alcuni livelli si possa guidare un mezzo da combattimento (il carro armato sovietico T-34 e l’idrovolante PBY Catalina dell’aviazione statunitense) contribuisce a rendere gli scontri significativamente più vari. Per fortuna la scarsa longevità della campagna in singolo di World at War è bilanciata da un eccellente comparto dedicato al gioco on-line.

Tra le numerose modalità c’è anche la curiosa “Nazi Zombies” (sbloccabile dopo aver completato tutte le missioni in singolo) nella quale occorre resistere, barricati dentro un rudere, all’assalto incessante di una miriade di soldati tedeschi trasformati in morti viventi: sorprendentemente divertente!

 

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