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Oro: restare fermi con il suo rendimento può costare caro

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Oro: restare fermi con il suo rendimento può costare caro

Voglio tornare sull’oro dopo qualche mese perché c’è una notizia importante: la domanda globale del metallo prezioso è praticamente crollata al livello più basso degli ultimi due anni: -13%.

Ma come: dovrebbe essere il bene rifugio per eccellenza e si mette a scendere proprio quando la crisi di fiducia impazza?

La spiegazione è semplice: il prezzo dell’oro si muove per tre grandi forze: gli acquisti delle banche centrali e degli investitori (istituzionali e privati); i consumatori d’oro e di gioielli che comprano anelli, collane e braccialetti.
Tra questi Cina e India che valgono da sole il 45% del mercato.

Ed ecco la soluzione al «mistero»: l’India, che ne comprava tantissimo per ragioni tradizionali (le spose vengono quasi coperte d’oro), ha tagliato i consumi del 38%, ma è sempre al primo posto al mondo nei consumi.

Anche il prezzo dell’oro come investimento è in calo del 15% rispetto ai massimi di un anno fa, ma nella zona euro la perdita è minore per il corrispondente apprezzamento del dollaro.

Sarà un autunno difficile per gli investimenti aurei? Due cose vanno ancora sottolineate.

La prima: il ciclo che stiamo vivendo è cominciato nel 1999 a quota 252 dollari l’oncia, dura da 13 anni e ha avuto un picco a 2.000 dollari.

La seconda: l’oro non dà dividendi, e restare fermi con il suo rendimento può costare caro.

Oltretutto i cicli dell’oro sono molto lunghi: per questo motivo la retromarcia può anche durare altri 13 anni.

 

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