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Oro: boom dei lingotti d’oro, un affare infinito per guadagnare

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Oro: boom dei lingotti d’oro, un affare infinito per guadagnare

Per un’oncia d’oro servono 1292 dollari: è il record, quale miglior occasione per investire e guadagnare?
E per gli analisti i rialzi continueranno per mesi

Quanto dureranno ancora i rialzi dell’oro?

Se lo sapessero, gli investitori avrebbero già fatto bingo.

Per adesso, infatti, ci si accontenta di registrare una corsa che pare inarrestabile: a maggio il record di 1250 dollari l’oncia (unità di peso che equivale a circa 31,1035 grammi), la settimana scorsa erano 1274, mercoledì già ne servivano 1292.

E la domanda dei risparmiatori è una sola: vendere e realizzare o comperare senza temere ritardi?

1600 l’obiettivo di crescita

Secondo numerosi analisti americani, l’oro potrebbe sfiorare il nuovo record di 1600 dollari l’oncia al massimo entro un anno. A maggio eravamo a 1250 dollari

Si arriva a 1600?

«La risposta potrà anche sembrare paradossale ma è la seguente: vanno bene entrambe le soluzioni».

Roberto Binetti, amministratore e fondatore di Confinvest, società specializzata nelle quotazioni e nell’intermediazione di oro fisico (monete e lingotti), parla come il caro vecchio «nonno» che regalava la sterlina d’oro a Natale.

Solo che lo fa con il sostegno dei mercati e della situazione finanziaria internazionale.

«Faccio una premessa: non c’è persona che abbia investito in oro fisico che abbia perso.

Un paio di settimane fa stimavo l’oro a 1300 dollari entro sei mesi, magià ci siamo arrivati.

E numerosi analisti americani sono sicuri che il prezzo salirà a 1600 dollari anche prima di un anno».

Dunque, il risparmiatore è avvertito: «Se possiede giacenze, magari frutto di eredità, può anche incassare e godersi un gruzzolo che in un anno ha raddoppiato il valore.

Se non lo possiede, farà bene a rifugiarsi in un investimento in oro pari ad almeno il 15 o il 20 per cento del proprio portafoglio finanziario. Per dargli solidità».

15-20% la percentuale consigliata

Gli esperti consigliano di investire in oro il 15-20% del portafoglio degli investimenti. Il finanziere George Soros è già salito al 13% del suo patrimonio complessivo.

Lingotto contro Etc

Per farlo c’è soltanto l’imbarazzo della scelta: monete, lingotti o gli Etc, titoli cartacei quotati, liquidi e legati al prezzo del metallo.

«Sono comodi e agili, si possono acquistare e rivendere in velocità a seconda dell’andamento del mercato come un normale titolo azionario, responsabile wealth planning di Ubs Italia.

Il lingotto sarà anche bello e lucido, ma certamente richiede dei costi di deposito che gli Etc non hanno e la vendita può non essere altrettanto rapida».

Eppure, in Italia, quello che sembra andare per la maggiore è proprio l’acquisto di oro fisico.

A seguito della legge 7 del 2000, monete (sterline, pesos, marenghi, dollari…) e lingotti si possono trattare esclusivamente negli uffici cambi e nelle società di intermediazione registrate in Banca d’Italia, senza pagare Iva.

Diffidare dunque dei rivenditori improvvisati. «Tra le monete consiglio la classica sterlina, perché facilmente cambiabile ovunque ai tassi ufficiali», aggiunge poi Binetti.

Però è bene sapere che il prezzo della moneta è sempre leggermente superiore al valore della percentuale di oro contenuto, mentre l’investimento in gioielli è più legato al valore artistico che non a quello del metallo prezioso.

78.829 imilioni di once in Italia

Il tesoro aureo nazionale detenuto dalla Banca d’Italia pesa 78.829 milioni di once (fonte Bloomberg). Gli Stati Uniti sono a 261.499, la Svizzera a 33.440 milioni

Niente azioni

Ma perché siamo così sicuri di essere ancora in tempo per comprare?

«L’instabilità dell’economia internazionale e la debolezza del dollaro e dell’euro consigliano diversamente.

La Germania non vende, l’Italia non vende, la Cina sta liberalizzando l’oro sui mercati.

Insomma, tutte le banche centrali si tengono strette le riserve per cercare di aumentare il potere della loro valuta».

Infine, l’ultima avvertenza di Ardigò: investire in Etc o in azioni minerarie non è la stessa cosa.

Le azioni aurifere sono infatti espressione delle società di estrazione e dei loro bilanci.

Il loro andamento non dipende dall’oro, ma dagli utili e dalle performance delle compagnie.

Da meditare.

 

Un commento

  1. assolutamente corretto…..sulla percentuale proporzionale dell investimenfo in oro sul totale porfafoglio investito avrei qualche riserva!

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