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Operazioni bancarie con lo smartphone

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Operazioni bancarie con lo smartphone

Appena mettiamo il naso nel mondo del mobile banking, ecco subito una sorpresa.
Le operazioni bancarie effettuate con lo smartphone o con i tablet non sono una prerogativa dei più giovani. Anzi.

Leggendo la prima ricerca sul settore svolta dall’Osservatorio Ict & Management della School of management del Politecnico di Milano (che sarà presentata l’11 giugno prossimo) si scopre che il mobile banking ha proprio il merito di riappacificare i meno giovani con la tecnologia.

Il 57% per cento delle persone che visualizzano le informazioni sul proprio conto corrente ha infatti più di 55 anni. Il 55% si trova nella fascia tra i 35 e 44. E il 53% si colloca tra i 45 e i 54. Non c’è da stupirsi, dunque, che ormai quasi tutte le maggiori banche italiane e internazionali abbiano già rilasciato una propria applicazione per i servizi bancari in mobilità. E ora la domanda da porsi è questa: sono davvero sicuri? Come sceglierli? Quali sono i comportamenti consigliati o da evitare?

La prima risposta è rassicurante: non si hanno notizie di truffe diffuse né di ammanchi perché «anche se può sembrare un paradosso, il mobile banking con cellulari intelligenti, tablet e iPad è molto più sicuro delle solite operazioni bancarie effettuate con il pc», spiega Filippo Renga, responsabile dell’Osservatorio del Politecnico. «La sim è un’ottima garanzia di sicurezza perché le reti mobili sono molto più difficili da “bucare” e più controllate dagli operatori.

Meglio piuttosto che sia l’utente stesso a evitare comportamenti a rischio, ad esempio memorizzando automaticamente i dati di accesso sull’iPad o inserendo i propri dati in un luogo pubblico, come la metropolitana, davanti ad altre persone che possono vederli e trascriverli». In ogni caso, per evitare che i cybercriminali si approprino delle nostre parole chiave o dei dati sensibili occorre prima di tutto affidarsi a una connessione sicura, ricordando che un collegamento wi-fi (senza fili), generalmente gratuito, è sempre meno protetto di una tecnologia 3G, in genere a pagamento e integrata nel telefonino.

L’analisi dell’Osservatorio, a cui hanno risposto 23 banche su 33 interpellate, ci dice che ormai circa il 70% degli istituti di credito offre servizi bancari in mobilità. Il 91% lo fa attraverso un suo sito, il 70% attraverso applicazioni per smartphone, il 43% attraverso app per tablet, il 91% li consente via sms e il 13% utilizzando un kit legato a una sim card.

«L’offerta dunque è ampia e la scelta a questo punto si può fare andando a guardare la varietà e la tipologia dei servizi offerti», commenta Paolo Di Grazia, direttore di Banca Diretta di Fineco, che ha lanciato la sua app un paio di mesi fa. «Noi ad esempio siamo gli unici che permettiamo di attivare via tablet o telefonino il maxi-prelievo al bancomat. Basta connettersi davanti allo sportello e quindi prelevare».

Oltre ai sistemi di criptaggio dei dati, le banche garantiscono la sicurezza anche attraverso un algoritmo che segnala comportamenti sospetti ed è in grado di individuare eventuali truffatori o falsi clienti. E non solo. «Ai servizi bancari si accede attraverso più livelli successivi che richiedono user e password, quindi un pin e quindi dei codici in continuo cambiamento da immettere utilizzando una chiavetta chiamata token». E precisa ancora Di Grazia: «Ecco, noi abbiamo semplificato anche questo passaggio e i codici li inviamo direttamente via sms, cancellando anche il rischio che si perda la chiavetta ». Ultimo interrogativo: ma tra i sistemi Apple (iPad e iPhone) e Google (Android), qual è il più sicuro? Apple offre una protezione migliore contro i malware, grazie a un controllo più rigoroso sugli applicativi introdotti da sviluppatori esterni sullo store. Android è invece un sistema open-source, che consente l’accesso e la modifica del codice sorgente. I controlli, di conseguenza, sono minori.

 

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