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Mutui prima casa, prende il via il Fondo di solidarietà

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Mutui prima casa, prende il via il Fondo di solidarietà

PUÒ RICHIEDERLO IL PROPRIETARIO DELL’IMMOBILE, CON UN PRESTITO FINO A 250 MILA EURO E CON ISEE NON SUPERIORE A 30 MILA EURO

Semaforo verde per il Fondo di solidarietà per i mutui prima casa, il provvedimento che consente a chi è in difficoltà economiche di sospendere le rate del prestito.

Una boccata d’ossigeno per molte famiglie italiane, vista l’attuale situazione economica, e il cui merito non va ascritto all’attuale governo visto che si tratta di un progetto approvato dall’esecutivo Prodi con la legge Finanziaria 2008, ma di fatto mai divenuto operativo per una serie di rinvii di natura tecnico-burocratica.

Adesso, dopo quasi tre anni, è stato finalmente approvato il regolamento – il documento è stato firmato dal ministro dell’Economia Tremonti – e pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Chi può farne richiesta?

Per accedere al fondo il richiedente deve innanzitutto essere proprietario dell’immobile, avere la titolarità di un mutuo fino a 250mila euro e avere un Isee –

Indicatore della situazione economica equivalente – non superiore a 30mila euro. Fra le condizioni per poterne usufruire inoltre rientrano la perdita del posto di lavoro, morte o non autosufficienza di uno dei componenti del nucleo familiare, pagamento di spese mediche, costi straordinari di ristrutturazione o aumento della rata del mutuo.

Fondo o… piano?

La funzione del Fondo di solidarietà è del tutto simile all’iniziativa del Piano Famiglie avviata lo scorso febbraio dall’Abi (Associazione bancaria italiana) su pressione di molte associazioni dei consumatori e che nel periodo compreso fra febbraio e giugno 2010 ha registrato la sospensione del mutuo a quasi 24mila famiglie (23.793) per un totale di 3,2 miliardi di euro. A differenza della misura dell’Abi però, il Fondo presenta maggiori garanzie per le famiglie italiane.

A cominciare dal periodo di sospensione delle rate da pagare, che sale a 18 mesi contro i 12 previsti dal piano, passando per il limite dell’importo del mutuo erogato fissato in 250mila euro contro i 150mila della soluzione targata Abi fino ad arrivare alle soglie di reddito.

L’Associazione delle banche infatti prende in considerazione il reddito imponibile (fino a 40mila euro annui), mentre il Fondo prende come riferimento l’Isee, strumento di misurazione più equo e trasparente visto che tiene conto non solo del reddito percepito, ma anche del patrimonio mobiliare (depositi, conti correnti, partecipazioni azionarie, ecc) e immobiliare, e delle caratteristiche del nucleo familiare per numero dei componenti e tipologia (minori a carico, disabili, ecc). L’altra differenza, non da poco, riguarda il trattamento degli interessi che maturano durante la sospensione delle rate.

Mentre nel Piano Famiglie questi rimangono a carico di chi contrae il mutuo, che li versa durante la sospensione o quando riprenderà il pagamento, nel Fondo di solidarietà è la banca che dovrà farsene carico e sarà questa che chiederà il rimborso al fondo.

Una spada di Damocle in meno sulla testa di molte famiglie.

Per accedere al meccanismo di sospensione previsto dal Fondo il richiedente dovrà presentare domanda alla banca con cui ha contratto il mutuo, indicando il periodo di tempo per il quale viene chiesta la sospensione e allegando oltre all’attestazione Isee (rilasciata da un soggetto abilitato), la documentazione che dimostra di avere i requisiti richiesti.

La domanda in questione andrà inoltrata compilando un apposito modello disponibile sul sito dedicato www.dt.tesoro.it/fondomutuiprimacasa.

Ancora il 30 agosto il sito in questione era in costruzione, ma dal ministero del Tesoro assicurano che entro la prima settimana di settembre dovrebbe essere operativo con tutte le informazioni.

Nodi da sciogliere

Il sito istituzionale però non è l’unico nodo che resta da sciogliere.

Nel testo infatti si legge che il dipartimento del Tesoro dovrà nominare un gestore, cioè una società a capitale interamente pubblico a cui sarà affidata la realizzazione e la gestione del sito internet, l’esame della documentazione trasmessa dalle banche, il rimborso agli istituti di credito dei costi e degli oneri finanziari e l’eventuale recupero delle somme in caso di revoca delle agevolazioni (false dichiarazioni, attestazioni, ecc).

Da via XX settembre specificano che il gestore è stato nominato e che “i relativi rapporti sono già in corso di formalizzazione”. Per una maggiore chiarezza, rispetto a quanto scritto nel decreto, il ministero aggiunge che “la sospensione può essere richiesta solo per i mutui relativi all’acquisto dell’abitazione principale” (sono quindi escluse la costruzione e la ristrutturazione dell’immobile che al contrario sono previste dal piano famiglie dell’Abi) e che “il fondo opera per i mutui a tasso fisso o variabile e ovviamente anche nelle forme miste”.

Non è chiaro però se il fondo sarà accessibile anche ai mutui cartolarizzati, quelli che la banca cede a una società terza, a quelli rinegoziati o trasferiti a un altro istituto di credito tramite portabilità. Per saperlo occorrerà attendere che il sito istituzionale prenda vita insieme alla modulistica.

 

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