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Investire i propri risparmi nei paesi emergenti: consigli investimenti

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Investire i propri risparmi nei paesi emergenti: consigli investimenti

Anche i risparmi si globalizzano: oggi nei mercati dei Paesi emergenti si riesce a guadagnare di più.

Per investire in modo proficuo i propri risparmi guardate all’estero ed avrete il massimo

Non c’è scampo, tutti dobbiamo scendere a patti con i Paesi emergenti: anche i nostri risparmi.

Barack Obama incontra il collega cinese Hu Jintao, le grandi aziende aprono stabilimenti in Asia e in India e i confini nazionali iniziano ad andare stretti anche al salvadanaio degli italiani.

Gli esperti sono concordi: oggi non è più possibile ottenere il massimo dai nostri investimenti se non apriamo gli occhi al mondo.

I consigli da seguire: evitare il fai da te e affidarsi a gestori di fondi con movimenti internazionali

Per mondo si intende Cina, Russia, India, Brasile ma anche il Giappone.

Quei Paesi, insomma, che corrono e fanno correre le loro borse azionarie a un ritmo compreso tra il 23 e il 27 per cento.

«Tutti i fondi globali, ovvero quelli che possono investire in tutto il mondo, hanno aumentato la percentuale di capitale investita nei Paesi emergenti», spiega Paolo Martini, direttore marketing di Azimut, gruppo finanziario quotato alla Borsa di Milano.

E non si tratta di un fenomeno temporaneo.

Secondo le stime di Goldman Sachs, nel 2030 i mercati dei cosiddetti Paesi emergenti varranno circa 41 trilioni di dollari, diventando il primo mercato azionario mondiale e obbligando anche il piccolo risparmiatore a confrontarsi con la dura realtà della globalizzazione.

Come farà a non perdersi in terra straniera?

Evitando il fai da te e affidandosi a gestori di fondi abituati a muoversi sui mercati internazionali.

«Meglio ancora se in grado di offrire prodotti diversificati su vari Paesi: non è un caso se la raccolta del risparmio gestito intermediata dalle banche cala e cresce quella affidata ai gestori professionali».

L’esperto: «Nel caso di una grande crisi, chi ha puntato solo sull’Italia non avrà salvagente»

Nel mare magnum dei mercati internazionali, però, bisogna saper nuotare bene.

Non è facile, ma per iniziare si può fare tesoro di due semplici concetti: diversificare al massimo gli investimenti e agire con metodo.

«Non bisogna rincorrere all’ultimo momento la crescita estera, quando è già avvenuta, perché non è proficuo.

La scommessa cinese, indiana o brasiliana va pianificata per tempo e perseguita senza cambiare di frequente le puntate, ovvero la distribuzione dei propri investimenti ».

Ma quanto investire?

«Dare una percentuale è difficile, perché dipende dal profilo di rischio di ciascuno, ma possiamo azzardare almeno un 10-15 per cento dell’investimento in azioni».

D’altronde, l’efficacia della «globalizzazione » dei risparmi è confermata anche da una ricerca della società di consulenza Progetica:

«Se vogliamo accumulare in 10 anni un capitale di 100 mila euro, occorre investirne circa 56mila sul mercato azionario italiano, mentre se puntiamo su un portafoglio più internazionale ce ne servono solo poco più di 43 mila», spiega Claudio Grossi, responsabile dell’Area Investimenti.

Un ragionamento che vale in una condizione di mercato magari altalenante, ma senza grandi scossoni.

«Se invece ipotizziamo uno scenario di grande crisi, chi avrà investito soltanto in Italia non avrà alcun salvagente ».

 

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